Dottore in ambo le leggi, di antica famiglia salese, nacque a Piovera il 1° agosto 1761 e lì fu battezzato nella chiesa di San Michele Arcangelo. Portava lo stesso nome del nonno paterno che nel 1650 era stato medico della comunità di Sale. Era figlio del dottore fisico Giovanni Domenico Stramesi, salese, e di Teresa Reverditi di Pietramarazzi.

Fin da giovane prete prese parte alla vita ecclesiastica e civile del paese, dimostrandosi battagliero e intransigente. Ebbe diverse dispute con i parroci locali per questioni di cappellanie e scrisse in tali circostanze due lunghissime memorie, una di 56 facciate manoscritte, l’altra di 160. Colse ogni occasione propizia per scrivere odi, elegie, sonetti, sia in italiano, sia in latino, che faceva stampare a proprie spese su carta a mano.
Nel 1792 fu nominato amministratore dell’Ospedale dalla veneranda Compagnia di Maria Santissima del Carmine, e si distinse per la grande onestà e cura. Con i propri averi riuscì ad allestire otto posti letto e due di riserva, a volte anche sei, e intanto intrecciò rapporti diplomatici per ottenere donazioni.
Quando per decreto napoleonico il 19 agosto 1802 fu soppresso il  convento di San Bernardino, si fece carico di acquistare statue, quadri e arredi. Acquistò a proprie spese la statua della Madonna Immacolata, quella di Sant’Antonio, il quadro di Sant’Anna,…
Aveva fondato il Pubblico Collegio, dove si insegnava “Umanità e Rettorica” e, per ottenerne l’approvazione della pubblica Autorità scolastica, nel 1825 organizzò una grande festa, durante la quale offrì a tutti i convenuti una raccolta di pubblicazioni contenente un sunto della vita di San Luigi, due sonetti e un epigramma latino dedicato all’Ill.mo Barone Don Pietro Antonio Cavalchini Garofoli, Gentiluomo di Camera di S.S.R.M. e Riformatore delle Scuole della Città e Provincia di Tortona, invitato e presente alla festa. Naturalmente, l’approvazione arrivò, ma Don Stramesi non si fermò: voleva che il Comune di Sale acquistasse l’edificio dell’ex convento di Santa Chiara per offrire agli studenti  locali adeguati.
Nel 1833 venne nominato professore sostituto del Pubblico Collegio.
Nel 1836 fu nominato Presidente della Congregazione di Carità, poi direttore dell’ospedale.
Don Stramesi era animato da due grandi amori: la carità, perchè “volere o non volere bisogna porgergli soccorso”, e la cultura. A questa attese nei suoi ultimi anni di vita, scrivendo di suo pugno la storia di Sale, “l’insigne borgo” in sette volumi , rimasta incompiuta.
Morì a Sale il 3 settembre 1840, con la benedizione papale e lasciando con testamento tutti i suoi averi all’amato ospedale.