Il prof. Umberto Luciano Ghislieri nacque il 9 gennaio 1898 da un artigiano di nome Pio e da una “filéra” di nome Carolina Pallavicini, e morì il 30 ottobre 1958.

Umberto Luciano Ghislieri fu avviato ad apprendere l'arte tipografica, ma la passione per lo studio lo indusse a lavorare di giorno e a frequentare le scuole serali. Rimasto orfano del padre a soli tredici anni, riuscì a vincere borse di studio che gli consentirono di ottenere la licenza e l'abilitazione magistrali. Nel 1916 cominciò ad insegnare nelle elementari e intanto completò gli studi all'Università di Genova per avere adito alla carriera direttiva. Vinse un concorso che gli avrebbe dato un posto di direttore didattico nel 1925, ma ispettori e gerarchi fascisti lo impedirono, cosicché il posto poté averlo solo nel 1952. Militò nel Partito Socialista riformista, quello di Giacomo Matteotti. Ebbe tanti amici; pochi furono i suoi nemici palesi e altri nascostamente caparbi. Un temperamento come il suo non poteva trovare congeniali i princìpi di quel tempo: la formazione della sua moralità fu una costruzione in cui con la fede e la costanza indussero ferme abitudini di vita interiore e i valori cristiani, che raggiunse senza approfondire, furono lievito nuovo per i suoi ultimi e stanchi anni. Si occupò moltissimo della Scuola e dei problemi del lavoro, della previdenza e del settore assicurativo, per i quali ottenne per esami l'autorizzazione ministeriale che gli permise di svolgere un'attività simile a quella dei patronati sociali. Curò le pratiche di pensione di moltissimi lavoratori dipendenti anziani e li difese quando non erano "messi in regola" dai padroni. Scrisse su diversi argomenti, attinenti alla letteratura, alla pedagogia e al lavoro. Un suo studio riguardante la questione delle comunicazioni Genova-Svizzera ed il ponte sul Po a Isola Sant'Antonio fu premiato e pubblicato dall'«Universo», rivista dell'Istituto Geografico Militare. Per il suddetto problema cominciò a scrivere e a battagliare nel lontano 1919, quando molti ne sorridevano. Oltre all'opera di educatore è da sottolineare la “considerazione in cui tenne, come direttore didattico, le istituzioni integrative, specie per le esigenze spirituali e materiali del popolo e degli alunni bisognosi”. Come amministratore e consigliere comunale è da rilevare l'oculatezza che mostrò quando, prima del fascismo, fu stretto collaboratore del sindaco dott. Ettore Moggio e, dopo la Liberazione, come consigliere di minoranza. Ovviamente non piaceva alle autorità sapere che Umberto Luciano Ghislieri era contrario al regime. Forse anche l'amicizia con un ebreo alessandrino di nome Finzi e il probabile aiuto fornitogli per espatriare in Svizzera giocarono un ruolo sfavorevole. “Nel marzo 1941, verso le ore 15 – ricordava Giannino Ghislieri - due salesi conosciuti come amici, lo invitarono a fare quattro passi. Erano appena arrivati in via Roma all’altezza di vicolo Maggi, quando da una Balilla scesero tre individui che cercarono di far bere a mio padre il classico olio di ricino, poi due lo abbrancarono e lo tennero fermo, mentre il terzo energumeno lo prese a pugni, lo colpì ripetutamente con una clava, e quando mio padre cadde per terra i tre continuarono a sferrargli calci in ogni parte del corpo, soprattutto nella schiena. Via Roma divenne un deserto e moltissime imposte si chiusero…” In proposito, Domenico Cavigiola, ex gerarca fascista ben informato e disponibile a dire onestamente la verità, ha dichiarato che Umberto Luciano Ghislieri all'ora e nel giorno sopra specificati «fu proditoriamente e selvaggiamente aggredito, brutalmente percosso tanto da essere ridotto in uno stato pietoso. Detta aggressione fu compiuta da tre esecutori materiali, squadristi della vicina Tortona”. È da rilevare che la Corte dei Conti riconobbe a Umberto Luciano Ghislieri la qualifica di perseguitato politico. P.s. Il presente scritto è una riduzione delle note biografiche che avevo richiesto a Giannino Ghislieri alcuni anni fa, in vista della stesura della storia di Sale nell’ultimo cinquantennio del ‘900. Ho ritenuto utile pubblicarne uno stralcio per ricordare una figura importante nella vita scolastica, sociale e politica salese a 110 anni dalla nascita e a 60 dalla morte. Ab. C.