Del perché linux non conquisterà il mondo

Fresh mint in closeup

Fresh mint in closeup

Avanzavo un vecchissimo Pentium HT, piuttosto che buttarlo via mi dico: provo a mettergli linux mint. Detto-fatto: scarico la 18.1 (Serena) a 32 bit. Con Rufus creo la pendrive di installazione. In meno di mezz’ora ho il mio sistema bello e funzionante, con una interfaccia curata (xfce è bellina a differenza di kde e gnome che avevo provato in passato su varie distribuzioni sia debian che ubuntu).
Il sistema è anche abbastanza veloce nonostante abbia una CPU d’anteguerra e solo 2GB di ram.

Che ci faccio ora? Boh, lo uso per scaricare. Bene. C’è Transimission. Lo attacco alla subnet 2 e lo metto in DMZ sul firewall.
Mi accorgo (già lo sapevo da mac os x) che Transimission è una chiavica e decido di installare il più performante (dicono su mintguid.org) Frostwire.
Tanto basta scrivere:

cd /tmp && wget http://dl5.frostwire.com/frostwire/6.3.6/frostwire-6.3.6.all.deb && sudo dpkg -i frostwire-6.3.6.all.deb

e se non funziona

sudo apt-get install -f

The balls:
guardando il log scopro che manca (o non è aggiornata) una maledetta libreria lib32stdc++6. Googolo un po’ e mi dicono di fare solo questo:

sudo apt-get update
sudo apt-get upgrade

e

sudo apt-get dist-upgrade

Alla seconda si inchioda dicendomi di eseguire una “sudo apt-get -f install”, istruzione la quale vomita imperterrita per mezz’ora buona il suo output (anche interattivo, con domande perentorie del tipo “vuoi sovrascrivere il kernel?“)

Ora ha terminato:
riprovo a dare il comando primordiale che faceva incazzare l’OS:

sudo dpkg -i frostwire-6.3.6.all.deb

Risposta:
Errors were encountered while processing: frostwire.

Ora provo ad installare qbittorrent, ma ho già pronta la pendrive di uno splendido win7 Pro che cancellerà questi immondi bit dal mio hard drive.
Deduzione:
Linux serve:
– ai mangiatori di ciocorì per gasarsi quando scrivono ls -la anzichè dir
– ai programmatori veri (circa 0,01% dei sedicenti esperti) per fare cose egregie con una totale padronanza del mezzo ed un fortissimo dispendio di energie in personalizzazione
– ai sistemi embedded (e poi ancora)
Windows e Os X servono:
– a tutti per divertirsi
– ai professionisti per lavorare concentrandosi sul lavoro e non sulle mancanze di un OS su cui chissà quanti hanno messo le mani

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Le misteriose pendrive “danneggiate” e Windows USB/DVD Download Tool

Come molti probabilmente fanno, spesso utilizzo questo tool “Windows USB/DVD Download Tool” per caricare su una pendrive l’installer di Windows 7 o Windows 8 partendo da un’immagine ISO già scaricata.

Fin qui nessun mistero, credo. La cosa che invece mi crucciava da un mesetto a questa parte, e su cui soltanto questa sera ho avuto tempo di indagare era la seguente: con ben due pendrive da 8GB, una Kodak e una Toshiba (nota anche per essere “water resistant per caso“), mi capitava che il tool suddetto, al momento di formattare la pendrive prima di copiare il contenuto dell’ISO, mi bloccasse con un errore… come se fosse danneggiato il supporto.

Dopo aver tentato vari tipi di formattazione e partizionamento dalle GUI di windows, le avevo lasciate nella cassetta delle pendrive per altri usi.

Stasera ho scoperto l’arcano. Ho aperto un prompt dos elevato. Ho lanciato diskpart e poi:

list disk
select disk #
clean
create partition primary
select partition 1
active
format quick fs=fat32
assign
exit

Dove # è il numero del disco corrispondente alla pendrive (nel mio caso, con un solo disco fisso, la pendrive corrispondeva a 1).

Ho lanciato il tool, che ha funzionato, come si suol dire “flawlessly”. Grazie a questo un po’ datato tip e al suo autore.

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Risoluzione problema trust relationship e rejoin (non drammatico) a un dominio

Error: The trust relationship between this workstation and the primary domain failed, o in altri termini la relazione di trust tra questa workstation e il dominio primario non e’ riuscita.

Forse la situazione più noiosa che possa capitare a qualsiasi sistemista, soprattutto in domini con un certo numero di utenti e macchine presenti nella Active Directory. Ad esempio a me è capitato qualche mese fa, a seguito di una sciagurata avventura col passaggio da Win2012 Server for Evaluation a Win2012 Server Standard definitivo. Per motivi che non sto a spiegare, avevo dovuto far lavorare come Primary Domain Controller la macchina server con la licenza provvisoria. Ma, accidenti a M$, nel momento in cui mi arrivò la licenza definitiva, per attivarla era necessario abbassare il livello di funzionalità del PDC. OK, avevo creato un secondo server virtuale, ma qualcosa è andato storto nella migrazione dei ruoli FSMO, ergo: ho dovuto ricostruire l’intera foresta. Benchè conoscessi perfettamente tutte le password degli utenti, come prevedevo, dopo due o 3 login, le macchine hanno iniziato a manifestare il problema di cui sopra. Naturalmente, anche qui come prevedevo (Murphy è un mio storico amico), a nulla sono valse le procedure di reset-account nella AD. L’unica soluzione sarebbe stata, appunto il de-join e re-join di tutte le macchine del dominio.

Cosa non da poco, come tutti sanno, in quanto purtroppo le informazioni memorizzate nel profilo utente sono parecchie e imprevedibili. Quindi, alla ricreazione manuale dell’utente, benché con lo stesso nome, si ha un’unica certezza: non tutto funzionerà come prima!

Ecco che per caso, scopro, in un forum nemmeno tanto in evidenza, questa interessantissima utility: User Profile Wizard.

Come si fa?

1) Intanto si individua esattamente il profilo dell’utente di dominio corrotto non in grado di stabilire la relazione di trust (in modo da poterlo riconoscerlo successivamente).

2) Si de-joina la macchina dal dominio. Riavviare ed accedere come Amministratore di Macchina locale.

3) Si re-joina la macchina al dominio. Riavviare ed accedere come Amministratore di dominio.

4) Lanciare la utility: al secondo step, inserire il nome del dominio e l’utente

profwiz2

Al terzo passaggio, selezionare esattamente il nome del profilo da migrare che era stato individuato al punto 1.

profwiz3

Terminare la procedura, attendendo la migrazione, che sarà tanto lunga quanto è “carico di dati” il profilo utente. Riavviare e loggarsi finalmente con il profilo utente abituale.

Les jeux sont faits. Tranne le passwords degli account di posta elettronica che vengono richieste alla prima ricezione o invio.

Nota: questa procedura è stata testata sotto Win7 Pro client e Win2012 Server Standard. I client XP Pro avevano un workaround simpatico che era lo swap delle cartelle utente una volta re-joinato. Questa caratteristica non è stata ovviamente mantenuta in Win7.

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Il mio pensierino serale (non so se può aiutare qualcuno)

Il miglior programma nativo di gestione disco ha anche qualcosa in più di ciò che già offre. Basta abilitarlo nel term.

defaults write com.apple.DiskUtility DUDebugMenuEnabled 1

Et voilà, le menu Debug

Menu Debug in Disk Utility

Menu Debug in Disk Utility

Questa idea pre-notturna me ne fa venire in mente un’altra, più notturna.
Ovviamente in OsX esiste un comando che apre e chiude il cassetto del lettore ottico. È:

drutil tray open

oppure

drutil eject

Ma allora perchè non fare uno scherzetto simpatico alla postazione alle mie spalle…

ssh nomeutente@192.168.0.101
... password
drutil tray open
drutil tray close

Ma che bel gioco – ovviamente dovete aver abilitato ssh (Login Remoto) sull’altra postazione, senno’ fate una figuraccia.

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Estendere la capacità di un Hdd virtuale in Virtualbox

VirtualBox è sicuramente il più diffuso dei sistemi di virtualizzazione, data la sua natura OpenSource e la sua essenza multipiattaforma. Io ad esempio lo utilizzo per far girare un Windows 7 a 32 bit in Mac Os X 10.8. Spesso capita di installarlo con intenzioni semiserie, assegnando quindi al disco Virtuale (qui si parla di formato .vdi) una dimensione irrisoria (ad es. 20GB). Ad un certo punto ci si rende conto che ci sono un po’ di lavori che non possono essere “buttati” (io ad esempio conservo dei progetti .Net nella macchina virtuale) per cui serve estendere la partizione (che all’inizio era stata scelta come fissa).

la schermata principale di virtualbox

La schermata principale di virtualbox

Si pone quindi il problema di estendere da 20 a 30GB il disco virtuale Seven.vdi. Nulla di più semplice (più o meno).

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Se non esistesse crontab lo avrei inventato io…

Un piccolo barbatrucco per gli innumerevoli utenti della rete che utilizzano un firewall endian avendo come hardware un pc di recupero come il sottoscritto. Tutto funziona benissimo tranne che dopo un paio di giorni il pop3 cessa di funzionare (a meno che uno non riavvii il firewall, cosa che non tutti in casa hanno voglia di fare).

Endian Firewall

Endian Firewall

Dopo aver indagato con prove empiriche, scopro che riavviando da ssh/terminal quid e dansguardian, il client riceve la posta.
Ne segue il barbatrucco qui sotto esposto, che utilizza il solito crontab


root@efw-simo:/ # cat > /etc/cron.daily/restartproxi
#!/bin/sh
/etc/init.d/squid restart 1:30
/etc/init.d/dansguardian restart 1:30
^C
root@efw-simo:/ # chmod 755 /etc/cron.daily/restartproxi
root@efw-simo:/ # /etc/init.d/fcron restart
Shutting down fcron                                        [  OK  ]
Installing crontab
Starting fcron:                                            [  OK  ]
root@efw-simo:/ #

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Statistiche, cazzeggio e popcorn (e comuni sotto i 1000 abitanti)

16 febbraio 2013 Nessun commento

In uno di quei sabati sera in cui non sai esattamente cosa combinare, metti che ti soffermi su alcune frasi lette su wikipedia, tipo:
Il decreto-legge 138/2011 contenente misure anticrisi approvato dal Governo italiano il 12 agosto 2011, prevede che i comuni italiani con una popolazione inferiore ai mille abitanti nelle regioni ordinarie siano aboliti giunta comunale e consiglio comunale e costituiscano un’unione comunale composta dai sindaci.Nelle regioni autonome invece, in virtù della legge costituzionale 23 settembre 1993, n. 2, tale normativa non potrà essere applicata. (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Comuni_d’Italia)

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Installare samba3 su Os X 10.5

13 febbraio 2013 Nessun commento

Questo mini-tutorial nasce dall’esigenza di condividere via CUPS una LaserColor Samsung CLX 2160 che mi hanno regalato, ho riparato, dopo di che, mi piangeva il cuore buttare via. Così ho iniziato una piccola odissea tra la suddetta stampante, il G5 Os X 10.5.8 cui volevo collegarla e la LAN (ibrida Mac/Win/*nix) sulla quale volevo condividerla. Peraltro va detto che il problema di CUPS per ora non l’ho ancora affrontato in quanto questo mi ha portato a risolvere radicalmente il problema della versione di Samba, come da titolo (e da immagine?).

Compreso che era abbastanza ostico catturare la stampante da win7 dalla coda della condivisione smb nativa Apple, ho presto (si fa per dire) capito che tale versione di samba (Os X 10.5.8) non mi consentiva di fare ciò’ che volevo e quindi dovevo sostituirla con una versione più seria (la 3), che mi consentirà di definire più razionalmente (spero) le code.

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SSD, Os X (Mountain) Lion e hibernate mode

10 febbraio 2013 Nessun commento

Da quando sono passato a SSD sul MacBookPro sto più attento (dato il costo/giga dello Stato Solido) a non sprecare spazio. Per questo scopo di razionalizzazione ho installato OmniDiskSweeper il quale mi ha fatto notare l’alquanto ingombrante (17GB = 8% del disco) file che campeggiava in /private/var/vm/sleepimage.

Il cancellare tale file (sudo rm /private/var/vm/sleepimage), non portava a soluzioni interessanti, in quanto, essendo il file che gestisce la modalità di ibernazione, presto si riformava di eguale dimensione.

Ecco quindi la necessità di disabilitare l’hibernate mode (che comunque non mi serve), con questo semplice comando:

sudo pmset hibernatemode 0

Ovviamente se desiderassi riabilitarlo basterebbe (nel caso mi ricordassi il comando) riscrivere la stessa cosa col parametro finale valorizzato a 1 anzichè a 0.

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Perchè ho in garage dei vecchi alimentatori AT?

Era rimasto lì circa 15 anni, credo. Almeno facendo due calcoli immagino che l’avvento dell’alimentatore ATX sia collocabile tra il 98 ed il 99. Quindi questo oggetto polveroso e arrugginito (alimentatore AT marchiato Compaq di meno di 200W) risale a prima.

AT Power Supply

Ebbene, è capitato questo: due giorni fa uno sbalzo di tensione mi ha fulminato l’alimentatore del router “Pirellone” Alice (dico Pirellone impropriamente in quanto ormai li produce la Dial Face Industries). Fortunatamente l’ultima volta che mamma Telecom mi ha sostituito il router mi ha lasciato quello vecchio (funzionante… erano in realtà poi problemi di allineamento con la centrale). Tamponato il problema della connettività mi trovo con un router nuovo che non so se funziona, ma con l’alimentatore sicuramente scoppiato, il problema viene rimandato a “fra qualche giorno”.

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